(di Alessandra Capasso) Cyberbullismo, revenge-porn, phishing sono soltanto alcuni dei pericoli nei quali un utente può incappare quando naviga in Internet. In un’era in cui l’IAassume sempre più la capacità di semplificareil vivere quotidiano, l’avvocato Luca Volpe, autore del libro intitolato Online! Guida ai rischi del web, ospite alla Biblioteca di Casoria in data ventuno marzo, offre una visione nitida su quelli che sono i rischi reali del mondo virtuale. L’autore, paragonando il web alla vastità e alla pericolosità del mare, dice:
La vita è fatta di avversità che bisogna conoscere per poterle prevenire, ciò che ad oggi ci consente di farlo è proprio la legge, il cui compito risiede nella tutela dei cittadini da tali danni come nel caso specifico del revenge-porn da cui sempre più donne vanno tutelate. In qualità di avvocato, ancor prima che di scrittore, posso sentirmi sicuro nell’ affermare che, odiernamente, le persone tendono a dissociare fenomeni comeil femminicidio dal sessismo dilagante e dalle sue quotidiane dimostrazioni di cui diveniamo inevitabilmente complici.
Il web nasce come strumento di comunicazione; eppure, i nuovi utenti si avvalgono di una virtù rinunciataria dell’elemento tipicamente umano della relazionalità. L’abbandono della dimensione relazionale automatizza l’uomo spogliandolo della sua naturale tendenza alla socialità, al confronto, ma soprattutto della sensibilità e dell’empatia verso l’atro.Uno studio approfondito delle modalità di funzionamento del cervello umano ha favorito la creazione delle moderne applicazioni che, attraverso un sistema di rinforzo intermittente, stimolano la sovrapproduzione di dopamina, la quale è da identificarsi nella principale responsabile del cosiddetto internet-addiction disorder.A tal proposito, il dottor Pietro Scurti spiega:
L’essere umano non è più abituato al disagio, rifugge dalla sofferenza e di conseguenza anche dalla capacità di emozionarsi, di attivare i cosiddetti neuroni a specchio che consentono l’identificazione empatica nell’altro. Il web attualmente rappresenta uno schermo protettivo attraverso il quale si ha la possibilità di mascherare l’incapacità di comunicare le proprie emozioni, di filtrarle in virtù del timore di esprimersi nella vita reale.Il mio gruppo ha condotto una ricerca presso una scuola superiore campana su quattrocento quattordici studenti di età compresa tra i quattrodici e i diciassette anni, la quale ha dimostrato che vi sono dei fattori predittivi che espongono i giovani all’internet-addiction tra i quali ansia, insicurezza, depressione e soprattutto l’alessitimia e cioè la difficoltà di riconoscere, comunicare e condividere le proprie emozioni.
In conclusione, l’immediatezza della comunicazione virtuale può rappresentare un potentissimo strumento a nostro favore,a patto che l’essere umano non dimentichi l’obiettivo della sua creazione che risiede nell’estensione e velocizzazione dell’inclinazione più profondamente umana, e cioè della socialità.